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Articolo de LA NAZIONE sui Metal Detector nelle scuole che possono essere utili solo se inseriti in una strategia fondata su prevenzione ed educazione
20/01/2026

«Metal detector in aula, da solo non basta. Competenze sociali prima di quelle scolastiche»

Mariano Bizzarri Ollandini, security manager del Corpo Guardie di Città: «Programmi più moderni e rispetto»

«Gli adolescenti non riconoscono regole, autorità e conseguenze: è il segno di una generazione cresciuta senza il valore del limite e per la quale nessuna misura di sicurezza, neanche il metal detector, è sufficiente. La vera prevenzione non passa solo dai controlli ma dalla ricostruzione di un patto educativo e civile che oggi più che mai appare fragile».  

È la ventennale esperienza nel settore a parlare per Mariano Bizzarri Ollandini, security manager del Corpo Guardie di Città, istituto di vigilanza privata che da anni opera nella sicurezza dei plessi scolastici di Pisa.  

Secondo Bizzarri, non esiste misura di sicurezza più efficace dell’educazione per affrontare il fenomeno della violenza giovanile. Un fenomeno ormai diventato un allarme sociale: i dati delle Prefetture spiegano che le lesioni da arma da taglio sono cresciute del 5,8% e lo psicoterapeuta Alberto Pellai sostiene che «Non si era mai vista così tanta violenza prima d’ora tra i ragazzi, al punto che oggi avere una lama in tasca è normale e glamour». 

«Laddove scuole, famiglie e studenti hanno mantenuto un dialogo aperto e autentico – la riflessione di Bizzarri – le occupazioni si sono risolte in pochi giorni senza violenze né danneggiamenti. In altre realtà, invece, si sono registrati ingenti danni strutturali, devastazioni e distruzione di materiali scolastici. Sono segnali di crisi del rispetto e del senso civico che nascono spesso da una percezione della scuola come istituzione distante, inefficace, incapace di motivare: tutto ciò genera un disinvestimento emotivo, che si traduce in vandalismo e comportamenti aggressivi, minando il benessere scolastico e la qualità dell’apprendimento».  

In questo contesto, l’esperto sottolinea come l’uso dei metal detector, una delle soluzioni al vaglio della politica per affrontare il problema delle violenze, «può essere un deterrente e offrire un primo livello di controllo. Non criminalizza gli studenti ma prende atto che la sicurezza è ormai una necessità, come già avviene in altre zone e luoghi frequentati della città». Una forma di deterrenza che, però, potrebbe non essere sufficiente: «La sicurezza – continua – non può ridursi a un controllo meccanico. Strumenti come i metal detector hanno senso solo se inseriti in un quadro più ampio, che comprenda investimenti in personale qualificato, supporto psicologico, prevenzione e un profondo ripensamento delle dinamiche scolastiche e familiari. Ascolto ed educazione restano pilastri imprescindibili per contrastare il fenomeno delle violenze giovanili».  


Il security manager delle Guardie di Città sottolinea infine come anche la tecnologia possa offrire strumenti utili, dalle applicazioni di segnalazione anonima come YouPol alla app Giovani Sicuri, fornita dall’istituto di vigilanza pisano, che consente di inviare richieste di aiuto immediate alla Centrale Operativa tramite geolocalizzazione. Bizzarri conclude con un appello al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara: «Servono programmi scolastici più moderni e concreti, edifici adeguati e una reale educazione al rispetto e alla cittadinanza. La scuola deve tornare a dare senso e motivazione ai ragazzi cresciuti senza il valore del limite. Prima delle competenze scolastiche, occorre restituire ai giovani quelle sociali e relazionali».

LA NAZIONE (PISA 20.01.2026)

di Mario Ferrari

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